I tre Santi Compatroni

San Filippo Settimi, Diacono di Palermo

san filippo (5)San Filippo diacono è uno dei più antichi santi del ricco panteon di Palermo, indicato nell’agiografia italogreca come Philippe ò neòs,  Filippo il Giovane, detto dai fedeli San Filippello, San Fulippuzzu, San Fulippu ‘u nicu, per distinguerlo da san Filippo di Agira il Grande, al quale è legato indissolubilmente e con il quale, secondo la letteratura, protegge Agira. Le uniche notizie conosciute sul diacono palermitano provengono da una delle due Vite scritte su San Filippo di Agira, per la qualcosa per descrivere la figura del diacono bisogna imprescindibilmente parlare di Filippo presbitero ed espulsore dei diavoli. La loro storia è intimamente congiunta, perché la nascita del Piccolo si deve ad un miracolo del Grande e perché parte della loro vita è connessa. La Narrazione di Eusebio monaco sulla vita e i miracoli del nostro santo padre Filippo, presbitero apostolico e persecutore di demoni, ai cap. 28-31, (cod. greco n. 866 della Vaticana), tramanda che mentre viveva San Filippo di Agira nella città di Palermo un uomo molto ricco viveva con tristezza poiché non aveva figli. Ma, avendo sentito parlare dei tantissimi miracoli compiuti dal Beato Filippo di Agira, ispirato in sogno, decise di andare a trovarlo, per pregarlo di intercedere affinchè Dio gli concedesse il sospirato figlio. Giunto con alcuni suoi servitori, vide da lontano San Filippo che sedeva dinanzi alla porta del tempio. Rivolto ai servitori disse: – Ecco l’ uomo che ho visto in sogno, che mi ha invitato ad incontrarlo. Se la visione che ho avuto è stata voluta da Dio, quel sant’uomo nel vederci ci chiamerà; ci dirà di entrare nel tempio per pregare il Signore; ci domanderà da quale città veniamo, e per quale motivazione siamo venuti-. Filippo, alzatosi, in quello stesso momento, disse al compagno Eusebio: -Chiama coloro che vengono a noi da lontano. -Eusebio li chiamò subito: – O pellegrini, il sacerdote Filippo per cui siete venuti vi chiama -. Quel ricco uomo, dopo avere pregato, e posto ai piedi del  Santo i doni che gli aveva portato, gli disse: -Padre, tu sai lo scopo della mia venuta-. Il Santo di rimando a lui: -Lo so; ed io ti dico, ritorna a casa, poichè ciò che brami ti sarà concesso da Dio in premio della tua fede. Ritornato a Palermo il ricco signore trovò  la moglie felice, che andandogli incontro disse: -Ho visto in sogno il Beato Filippo che mi diceva:-Il tuo sposo ritorna; sappi che concepirai e partorirai un figlio, che chiamerai Filippo-. L’uomo raccontò poi alla donna come il Santo sapesse già la ragione del suo viaggio, e lo avesse fatto chiamare dal monaco Eusebio. La moglie diede alla luce un bambino, e quel ricco signore gli pose nome Filippo. Il padre alla età di otto anni, lo portò ad Agira per presentarlo al santo sacerdote Filippo, e glielo offrì, dicendogli:-Ecco, o padre, il frutto delle tue preghiere-. E San Filippo, prendendolo nelle sue mani, l’offrì nel tempio a Dio; lo benedisse, dicendogli poi:-Va, o figliuolo, alla terra dove sei nato, innalza un tempio al Signore, e la benedizione di lui sarà sempre con te-. Di ritorno a Palermo Filippello, che aveva avuto in dono, come ricordo,  una tunica, un asciugatoio e una fascia con cui il maestro si cingeva i fianchi, avendo incontrato un uomo, che giaceva quasi morto (si poteva dire quasi paralizzato), perchè morsicato da un serpente, sciolta la fascia, l’applicò a quel misero, dicendogli: -In nome di San Filippo sii guarito-. Quell’uomo si alzò pienamente risanato, senza alcuna traccia del male, e lodò il Signore. Filippo rimase grandemente meravigliato dell’accaduto, perché il Santo non guariva le malattie di persona, ma le sue vesti stesse (reliquie ex contactu) vincevano le malattie. Quando fu cresciuto, venne consacrato Diacono dal vescovo di questa città(Palermo). Esortato dal maestro a non attaccarsi ai beni terreni, all’oro ed allo argento il giovane gli ubbidì, e fece virtuosamente quanto gli era stato suggerito, distribuì ai poveri il ricco patrimonio che aveva. Dio operò per mezzo del giovane vari prodigi. Quando poi i Palermitani seppero che Filippo, ritornato in patria, aveva portato i vestiti del santo maestro, e che per mezzo di essi  operava molti prodigi, si rallegrarono sommamente. San Filippello ad un monaco posseduto dal demonio disse di recarsi ad Agira per essere liberato da San Filippo, che operò il miracolo, nonostante il monaco fosse arrivato ad Agira quando il taumaturgo era già morto. Il tempo: La data di nascita del palermitano dipende, quindi, dal quella che si ritiene debba attribuirsi al Filippo maestro, il cui tempo, purtroppo, nel passato, è stato assai controverso. Su San Filippo di Agira, infatti, esistono due Vite in greco assai diverse per epoca di composizione e autore. La più antica, redatta nello scriptorium del monastero di Agira intorno al 880-900, attribuita ad un monaco di nome Eusebio, ritenuto santo, pone la venuta del santo sotto l’imperatore Arcadio (395-408). La più recente all’Arcivescovo di Alessandria Atanasio, redatta nel XIII-XIV secolo presso il monastero di San Filippo il Grande a Messina fondato nel 1100, vuole San Filippo di Agira mandato da San Pietro sotto l’imperatore Nerone. Queste due vite hanno generato due correnti di pensiero che sono state a partire dalla fine del 1400, per secoli contrapposte a sostenere la prima l’eta arcadiana (Reina, De Angelis)) e l’altra quella pietrina (Ranzano, Fazello). Una parte della storiografia sul santo agirino a cominciare dagli inizi del XVII (Pirri, Gaetani)) secolo ha scelto di contaminare i contenuti dei due Bìoi, accettando quelli narrativi dell’eusebiana e il dato temporale della pseudoatanasiana, ritenendo entrambe le Vite derivanti da un’unica del I secolo ripresa nel V sec.. Tale posizione non nasconde, però, lo scopo che balza evidente, di legare l’inizio della chiesa palermitana all’età apostolica, prima cioè dell’arrivo di san Mamiliano nel III sec., per via dell’assunto che San Filippello, discepolo di San Filippo di Agira, venuto nel I secolo, fu creato diacono dal vescovo di Palermo. Tutto ciò a volere dire che la chiesa di Palermo già nel I secolo esisteva perchè era retta da un vescovo. L’attuale Prefetto della Biblioteca apostolica Vaticana, Cesare Pasini, autore della edizione critica delle due Vite su San Filippo, ricostruite nel testo quanto più vicino possibile ai testi originari, ha rivoluzionato le posizioni esistenti. Pasini, fondandosi sul Bìos di Eusebio, ritenuto il solo attendibile per uno studio scientifico, con argomentazioni, ritenute valide anche dalla storiografia scientifica militante e del tutto condivisibili, provenienti dal racconto agiografico ma supportati da dati esterni, ha dimostrato che san Filippo di Agira non sarebbe potuto vivere nè nel I secolo nè nel V, ma lungo il VII secolo e che, forse, sarebbe stato vivo anche nei primi decenni dell’VIII secolo. Pertanto se si vuole indicare il tempo in cui visse San Filippello, è necessario fare riferimento alle acquisizioni di mons. Cesare Pasini. Si può ipotizzare tenendo conto della differenza di età che san Filippello diacono palermitano visse negli ultimi decenni del VII secolo e nella piena prima metà dell’VIII secolo, vedendo probabilmente nascere la prima chiesa e il monastero in onore di San Filippo, suo maestro ed esempio. Il monaco Eusebio, unica ed esclusiva fonte, non aggiunge altro da quanto riportato, tutte le altre notizie sono congetture postume non documentabili, alcune nate dopo quasi un millennio dalla sua data di esistenza oggi ipotizzata dagli agiografi. Così, secondo una tradizione non documentata, morti i genitori san Filippello, avrebbe fatto ritorno ad Agira. Se ciò avvenne fu dopo la morte di San Filippo. Da quanto è possibile desumere dalla Vita di Eusebio San Filippello costruì a Palermo una chiesa che può verosimilmente identificarsi con quella a Palermo vicino Ballarò preesistente alla Casa Professa della Compagnia di Gesù. San Filippo diacono palermitano morì il 12 maggio in un anno imprecisato della prima metà dell’VIII sec., in coincidenza della ricorrenza della morte di San Filippo il Grande. Le sue ossa per secoli hanno riposato vicino a quelle del suo maestro e a quelle di San Eusebio, compagno e agiografo di San Filippo, e San Luca Casali. Esse sono state rinvenute nell’ultimo quinquennio del 1500, riconosciute autentiche canonicamente nel luglio del 1604 da mons. Filippo Giordì, e poste il 15 luglio del 1617 nella attuale cassa di argento, costata alla Giurazia dell’Universitas agirina ben 1500 scudi. Il culto di san Filippello a Palermo e ad Agira, presente ab immemorabili tempore, si è maggiormente intensificato dopo l’inventio delle reliquie. A Palermo San Filippello, come si ricava dal Lectionarium ad usum Sanctae Metropolitanae Ecclesiae Panormitanae (XV sec.), era festeggiato in cattedrale il giorno 12 maggio con San Filippo il Grande, prima del ritrovamento delle reliquie. Nel 1611 per decisione  del cardinale Giannettino Doria fu iscritto nel calendario palermitano e la sua festa traslata al 12 giugno. Per il culto ab immemorabili tributatogli a Palermo e ad Agira, la sua santità è stata riconosciuta indirettamente dal papa Benedetto XIV, in una lettera all’arcivescovo di Messina inviata da Roma il 27 febbraio 1747 nel suo  settimo anno di pontificato, parlando di San Luca Casali di Nicosia. IL CULTO A PALERMO: Nel 1887 su esplicita richiesta alla Sacra Congregazione dei Riti da parte dell’arcivescovo di Palermo cardinale Michelangelo Celesia, il pontefice Leone XIII confermò il suo culto. Per qualche anno la sua festa fu celebrata il 3 ottobre, per poi ritornare al 12 giugno, giorno nel quale ancora oggi si festeggia. Nella chiesa di Palermo dedicata a San Francesco di Assisi, come riporta  già il Mongitore, è posta già dagli inizi del XVII secolo, la statua di San Filippello con gli altri sette santi del culto palermitano. IL CULTO AD AGIRA: Il culto di San Filippo diacono ad Agira,  ha il suo centro, da almeno sette secoli, cioè  dagli inizi del XIV secolo, nella chiesa del SS. Salvatore,  che lo celebra autonomamente il 12 giugno, ma risulta associato da lunghissimo tempo alla complessa ritualità delle manifestazioni in onore del Patrono di Agira, San Filippo il Grande. Nella chiesa del SS. Salvatore l’intera navata sinistra è a lui dedicata. Da qui il I maggio di tutti gli anni (è documentato con atto notarile del 1584 e presente nella memoria delle persone più anziane) la statua e le reliquie  di San Filippo Diacono Palermitano processionalmente venivano trasportate nella chiesa di San Filippo per essere esposte alla venerazione dei fedeli, per poi, conclusi i festeggiamenti in onore del Patrono, fare ritorno al SS. Salvatore nel giorno della Pentecoste. Nell’abside di questa navata la statua di san Filippello campeggia , con la cassa più antica delle reliquie, sopra l’altare che è sormontato dall’immagine con volto e mani nere di San Filippo di Agira, circoscritta da una artistica cornice di alabastro scolpita dallo scultore agirino Filippello de Anna. Il paliotto dell’altare in marmo bianco porta scolpito in leggero bassorilievo il momento della morte del Palermitano, raffigurato nella inconografia sempre giovane con la tunica e con in mano il giglio, simbolo della purezza.

(Salvatore Longo Minnolo)

Sant’Eusebio, compagno

IMG_1045 (3)Della sua vita non sappiamo molto, egli, umile monaco, incontrò San Filippo nel viaggio verso Roma e da allora continuarono insieme il lungo viaggio che li rese compagni per tutta la vita. Fù grande e instancabile confessore, ed è soprattutto grazie ai suoi scritti, che oggi noi conosciamo la vita del Santo Patrono di Agira. La sua umiltà e la sua obbedienza fù molta, tanta da essere definito “l’ombra di San Filippo” infatti Sant’Eusebio non abbandonò mai Filippo durante la sua missione di evangelizzazione ad Agira e in Sicilia, neppure nei momenti più difficili. Eusebio come ringraziamento di tutti i miracoli fatti da Filippo, rivolge al Santo una lode altissima, e questi risponde umilmente, attribuendo ogni gloria al solo Dio. Prima di morire, San Filippo, chiese ad un nobile di Agira , di nome Belisario, di far costruire una cripta con due sepolcri, uno per se e l’altro per il suo fedele compagno, gli altri due Santi furono in seguito sepolti insieme ai primi due, e le loro Sacre spoglie sono adesso custodite dentro la preziosa Urna d’argento, gioiello inestimabile per la città di Agira e non solo. Sant’Eusebio viene festeggiato insieme al Patrono.

(Danilo Alleruzzo)

San Luca Casali da Nicosia, Abate

IMG_1045 (2)La Vita di San Luca Casale da Nicosia, oggi irreperibile, è stata scritta da un monaco di nome Bonus. Il gesuita Padre  Ottavio Caetani (†1620) la trovò in antichi manoscritti, redatti, egli dice, in lingua barbara, che pubblicò dandogli una forma migliore: “vitam hanc S. Lucae barbara dictione scripta accepimus ex libris Nicosiensibus manu exaratis. eam ob causam paululum à nobis concinnatam oportuit”(O. Caetani). La medesima biografia fu pubblica nel 1668 dai padri bollandisti G. Henskens e D. Papebroch negli Acta SS. (v. bibl. n.4). Luca nacque nella città di Nicosia, in Sicilia, nel quartiere di San Michele Arcangelo. Fin dalla giovane età si dedicò agli studi sotto la guida di un sant’uomo che in quel tempo dimorava nel medesimo quartiere. All’età di dieci anni fu condotto dal suo maestro nel monastero di Agira dove, desiderando vivamente di servire Dio, prese l’abito monastico. Ben presto si distinse per le sue virtù e, meritando il consenso di tutti, più tardi venne ordinato sacerdote. Risplendettero a tal punto le sue virtù e bontà d’animo che molti fedeli accorrevano a lui come ad un padre ed egli li accoglieva di buon grado con l’ascolto del cuore e le parole di conforto, dispensando aiuto morale e materiale. Alla morte dell’Abate fu desiderio unanime dei suoi confratelli, non ritenendo nessun altro più degno, che egli assumesse la carica e  lo designarono alla successione, ma egli, per la sua modestia, rifiutò non ritenendosi degno di quell’onore. I confrati si rivolesero al Sommo Pontefice, ottemperando alla cui volontà Luca accolse la prefettura del monastero. Divenuto cieco e anziano, continuò a svolgere con zelo il suo apostolato.  Un giorno, ritornando da Nicosia, ove si era recato in compagnia di alcuni confratelli per visitare i suoi parenti, giunti poco fuori dalla città, nei pressi di una fonte, i frati che lo accompagnavano furono presi da una strana voglia di prenderlo in giro. Gli fu fatto credere di trovarsi dinanzi ad una moltitudine di cittadini di Nicosia che lo seguivano ansiosi di ascoltarlo ed il santo, salito su una piccola altura predicò in un luogo deserto. Finito il discorso, impartì la benedizione, ed alle consuete parole conclusive “per omnia saecula saeculorum”, le pietre risposero: Amen. Dinanzi a tale prodigio i religiosi che l’accompagnavano si prostrarono in ginocchio ai suoi piedi chiedendo perdono: “Pater Sancte, precare Deum pro nobis, in quem peccavimus, deridentes te”(Bonus). Ritornati ad Agira raccontarono a tutti il prodigio cui avevano assistito incrementando la fama di santità di cui già godeva l’Abate. Passò al Padre il buon Luca in buona vecchiaia, circa 91 anni, nel monastero di Agira, il 2 marzo di un anno imprecisato. La sua fama di santità crebbe tanto che il suo corpo fu deposto nella stessa urna di San Filippo d’Agira, e fu introdotto dal Sommo Pontefice nel numero dei santi: “in sanctorum numerum à Summo Pontifice relatus est, efflagitante opido Agyrio” (Bonus). I Nicosiani, suoi concittadini, eressero una piccola chiesa a lui intitolata (andata distrutta probabilmente per una frana) sul luogo in cui era avvenuto il miracolo dei sassi, nella contrada ancora oggi chiamata S. Luca, a circa tre chilometri a est della città. Probabilmente in seguito alle invasioni saracene, si perdette il ricordo del suo sepolcro, ma il culto continuò. Nel 1575, essendo stata Nicosia liberata dalla peste per l’intercessione del Santo, il popolo ed il senato, riconoscenti, decisero (nel 1586) di celebrare la festa di San Luca a spese dell’erario pubblico, di erigere una chiesa a lui intitolata  e di chiedere al Papa di riconoscerlo patrono della città. Nel 1596, il 25 del mese di luglio, durante alcuni lavori nella chiesa di Agira, il corpo fu ritrovato insieme con quelli di San Filippo Presbitero, di San Filippo Diacono e di Sant’Eusebio Confessore. Il senato di Nicosia chiese allora una reliquia e ricevette una costola che fu trasportata con grande solennità nella città natale. Benedetto XIV parla del suo culto nel de Canonizatione Sanctorum e ne conferma la Santità in una una breve all’Arcivescovo di Messina, datata 28 febbraio 1747. La Chiesa di Agira trasse le lezioni del secondo Notturno dall’anzidetta lettera del pontefice. Gli storici ed i critici discutono sul tempo in cui il santo visse: il Ferrari lo dice morto ca. l’anno 890, il Caetani ca. il 1164, e i due ricordati bollandisti, più prudentemente, sono incerti. Tutto sommato, sembra sia vissuto nell’VIII secolo, prima che gli arabi occupassero il centro della Sicilia. Si è anche in dubbio circa l’Ordine cui appartenne: il Bucelino, che lo pone nel Menologio Benedettino, confonde i sui Atti con quelli di San Leone Luca da Corleone, di cui si fa menzione il 1° marzo; altri lo considerano basiliano. La sua festa si celebra il 2 marzo. “Civibus exultant Urbes magis Erbita Sancto Luca Casali Patria clara suo. Fratribus elusus Populum fore praedicat orbus Facto fine, Amen res nova saxa tonant”. – “Esultano le città coi cittadini e soprattutto Herbita, patria famosa per il santo Luca Casale. Schernito dai frati,  predica cieco al popolo assente e per un prodigio, cosa straordinaria, i sassi rispondono Amen”.

(Filippo Costa)

Molti altri sono stati i Santi e i Beati e Servi che si sono istruiti presso il cenobio di San Filippo d’Agira

San Calogero da Sciacca, San Leoluca da Corleone, San Vitale da Castronuovo, San Cristoforo da Collesano e la moglie Kalì, San Saba da Collesano, San Macario da Collesano, San Niceforo il Nudo, San Luca da Demenna, San Silvestro Monaco da Troina, San Lorenzo da Frazzanò, San Saba da Agira, San Cono da Naso, San Filarete di Calabria, fra Sebastiano da Agira, fra Silvestro da Agira, fra Diego da Sinagra, fra Innocenzo da Caltagirone, fra Benedetto Fedele, Beato Gioacchino da Fiore, i venerabili frati eremiti Matteo, Filippo e Mariano vissuti nell’eremo di Monte Scalpello, ecc…

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